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Descrizione

L’opera scultorea “Sotto il Velo di Maya” gioca con le apparenze e ci invita a riflettere sulla natura della verità.
Il concetto filosofico di Maya, inteso come illusione che nasconde la vera essenza delle cose, viene qui rappresentato in modo suggestivo attraverso un “Velo” che ha le forme di una colomba, simbolo universale di pace, la cui trasparenza lascia però intravedere uno strumento di guerra.
Questo contrasto tra l’apparenza e la realtà, tra ciò che vediamo e ciò che esiste veramente, ci spinge ad interrogarci sulle nostre percezioni e su quanto esse siano affidabili: quante volte ci lasciamo ingannare dall’apparenza e dalle convenzioni sociali dagli stereotipi senza arrivare a cogliere la verità nascosta dietro di esse?
L’opera vuole invitare l’osservatore a cercare ciò che talvolta ci viene nascosto ma che, attraverso un gioco di trasparenze, potrebbe essere svelato con un “Velo di Maya”.

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Sotto il velo di Maya, 2024, termoformatura, fusione a cera persa (pvc, alluminio) 50x50x50 cm

Sotto il velo di Maya

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Sotto il velo di Maya, 2024, termoformatura, fusione a cera persa (pvc, alluminio) 50x50x50 cm

Descrizione

L’opera scultorea “Sotto il Velo di Maya” gioca con le apparenze e ci invita a riflettere sulla natura della verità.
Il concetto filosofico di Maya, inteso come illusione che nasconde la vera essenza delle cose, viene qui rappresentato in modo suggestivo attraverso un “Velo” che ha le forme di una colomba, simbolo universale di pace, la cui trasparenza lascia però intravedere uno strumento di guerra.
Questo contrasto tra l’apparenza e la realtà, tra ciò che vediamo e ciò che esiste veramente, ci spinge ad interrogarci sulle nostre percezioni e su quanto esse siano affidabili: quante volte ci lasciamo ingannare dall’apparenza e dalle convenzioni sociali dagli stereotipi senza arrivare a cogliere la verità nascosta dietro di esse?
L’opera vuole invitare l’osservatore a cercare ciò che talvolta ci viene nascosto ma che, attraverso un gioco di trasparenze, potrebbe essere svelato con un “Velo di Maya”.

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Confine dell’infinito, 2026, installazione con video, tecnica mista (Plexiglass, polistirolo, pvc, tessuto, carta, alluminio, lattice, Swarovski), 258x60x60 cm

Descrizione

L’installazione si configura come un sito archeologico contemporaneo, in cui una colonna con capitello ionico emerge come reliquia di un presente già stratificato. L’opera è accompagnata da un video che ne amplifica la dimensione temporale e simbolica.

La colonna, costruita in filo spinato, assume la forma di un corpo architettonico ferito. Il materiale, storicamente legato alla separazione e al controllo, diventa la rappresentazione dei confini che l’umanità ha continuamente edificato: limiti mentali, culturali e sociali che definiscono la nostra identità.

Nel groviglio del filo spinato restano impigliati oggetti-simbolo: una corona, un passaporto, bandiere nazionali, un burka con un rosario cristiano e tibetano, un preservativo, una croce farmaceutica; frammenti di potere, fede, appartenenza, corpo. Questi elementi non raccontano altro che il presente, fissato come reperto.

L’opera invita a riflettere sulla necessità di abbattere tali barriere, non per negare il concetto di confine, ma per ricrearne di nuovi: confini più consapevoli, capaci di rappresentare una futura evoluzione dell’essere umano.


Guarda il video  

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Fatal Seduction, 2025, tecnica mista (plexiglass, plastica, dollaro americano, trappola per topo, swarovski), 23x32x12 cm

Descrizione

L’opera mette in scena la fascinazione e la trappola del denaro attraverso la forma di una slot machine trasparente, un oggetto seducente e luminoso che lascia intravedere i propri meccanismi interni.

I rulli luccicanti richiamano l’ipnosi del gioco e la promessa del traguardo facile ma la trasparenza svela la natura meccanica del gioco.

Nella bse, una trappola per topi con un dollaro spezza l’incantesimo: l’oggetto del desiderio diventa esca, il denaro si trasforma in simbolo di pericolo e l’uomo diventa sia giocatore che preda.

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Gioca e Vinci!, 2022, ready-made di un giocattolo per bambini (plastica, spine di acacia, feltro), 24x37x16 cm

Descrizione

Quando decidi di metterti in gioco la tua unica certezza è che sicuramente vincerai.
Invece inizi a perdere ma non è importante, perché sei convinto che, tra mille sconfitti, sarai tu quello che risulterà l’unico vincente. Finisce così che perdi tutto, anche la dignità, ma continui, ormai malato, ad aggrapparti a quella maledetta leva.
“Gioca e vinci!” vuole rappresentare il problema che colpisce molte persone nella nostra contemporaneità: la ludopatia. Un luccicante giocattolo per bambini trasformato in un oggetto pericoloso che nonostante sia ricoperto di spine, continua ad affascinarti spingendoti a giocare.
Le icone della vincita sono sostituite con simboli di ciò che potresti perdere: la casa, i soldi, i beni materiali, la famiglia. Queste perdite lentamente, ma inesorabilmente, portano alla «morte» della persona, non necessariamente fisica, che nel frattempo si è trasformata nel suo stesso gesto meccanico.

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Percorsi di vita, 2022, tecnica mista (bronzo, resina, corda, led, plexiglass), 75x145x20 cm

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Il tempo passato crea ricordi, il tempo futuro crea speranze.
Ogni giorno che passa viene custodito dentro di noi, e nel tempo ogni singolo e magari insignificante ricordo andrà a formare e incrementare il bagaglio culturale e sociale dal quale mai ci separeremo.
Quando ci apprestiamo a vivere nuovi giorni in vista di un viaggio sentiamo il bisogno e le necessità di portarci dietro quelli già vissuti, e così, una valigia, per quanto povera come quelle che si trascinavano i migranti degli anni 50, diventa la custode dei ricordi e delle speranze di chi lascia la propria terra; ricordi e speranze che ciclicamente si ripetono col tempo e che caratterizzano da sempre i flussi migratori.
Così ogni viaggio, come la vita, inizia e finisce vedendo una luce.

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Resilienza, 2023, tecnica mista (ceramica, vetro, piume, alluminio, legno, led), dimensione ambientale

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Ogni esperienza vissuta lascia il suo segno, una traccia del suo passaggio a prescindere che il finale sia o meno lieto ci obbliga ad adattarci alle diverse situazioni.
Un cuore trafitto dalle frecce di Cupido porterà con sé sempre una ferita quale sottilissimo confine tra “colpito” e “infranto”.
Nell’opera “Resilienza” la fragilità è rappresentata dal vetro inglobato nel cuore che colpito dal dardo s’infrange ma che presenta anch’esso segni di sutura come a voler resistere a tale passaggio.

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B&B for Bee, 2023, installazione sonora (pvc, cera vergine d’ape, materiale organico (api morte), led), dimensione ambientale

Descrizione

L’opera “B&B for Bee” nasce da una riflessione sull’inquinamento ambientale generato dall’uomo che va a intaccare tutti gli esseri viventi, tra cui le api.
La comunità scientifica definisce la moria osservata negli ultimi decenni degli insetti una vera e propria estinzione di massa dovuta a un insieme di fattori, tra i quali il cambiamento climatico, l’uso di pesticidi e l’antropizzazione del territorio.
Ho scelto quindi di associare l’ape ad un’idea di morte come memento mori per chiunque si raffronti alla vita con spensieratezza senza considerare le conseguenze del suo vivere.
Le celle delle api diventano così artificiali e la fine della vita si unisce alla morte, strettamente legata alla nostra, per ricordarci che gli errori che commettiamo oggi avranno delle ripercussioni all’infinito.

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Confine Sospeso, 2023, tecnica mista (chiodi, erba sintetica, corda, resina, plastica, legno, plexiglass, led) dimensione ambientale

Descrizione

L’opera “Confine sospeso” rappresenta il confine tra la dimensione dell’infanzia e quella della maturità.
L’altalena in quest’ottica diventa l’oggetto della separazione perché riporta ad un sentimento di libertà e sogno che gli adulti non hanno più a causa di una vita piena di difficoltà. La possibilità di alzare i pieni da terra per raggiungere i propri sogni diventa prerogativa dei bambini mentre gli adulti, sfortunatamente, devono stare molto attenti a dove camminano perché rischiano di farsi male.

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Magia!, 2022, Tecnica mista (legno, acqua, stoffa, led), 120x50x50 cm

Descrizione

La promessa di toglierti da una realtà sociale negativa per portarti in una migliore, altro non è che un’illusione.
Come il mago ti fa credere che il fazzoletto in un cappello si tramuta in coniglio bianco, così lo scafista ti promette un viaggio nella speranza, illudendoti di farti arrivare sano e salvo a destinazione.
In realtà c’è chi non arriva mai nella nuova terra, pagando con la propria vita il prezzo più caro di questo viaggio. Quel che rimane in mare aperto è solo in salvagente di una vita che ormai non c’è più.

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Tutto bene e tu?, 2024, Installazione diffusa, Stampa digitale su plexiglass, omini in acciaio inox) dimensione ambientale

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L’installazione “Tutto bene e tu?” nasce dalla riflessione su una domanda che viene posta e che poniamo in continuazione nella nostra quotidianità: Come stai?, qui rappresentata con la sua specifica onda sonora.
Questa domanda, diventata ormai un rito automatico senza un reale trasporto emotivo, riceve spesso una risposta che, anche fosse sincera, difficilmente viene ascoltata. Questa serie di “non-domande / non-risposte” che dovrebbero sintetizzare l’interesse per i singoli facenti parte di una comunità, sminuisce un momento comunicativo importante tra gli esseri umani.
Da questa considerazione nasce la ricostruzione di un dialogo sincero per la costruzione di una nuova società.
Il continuo ripetersi della stessa domanda, in questo caso, non deve essere visto come una perdita di importanza della stessa, al contrario esso vuole ricordare un “mantra”, quindi una “strumento del pensare”, che proprio attraverso la ripetizione dello stesso suono porta chi lo ascolta a meditare.

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Campanello, 2023, pittura acrilica su tessuto, 80×50 cm

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Talvolta quello che si vede non è ciò che crediamo di vedere. Serve un segnale, un avviso, per svelare cosa veramente “c’è sotto”. “Campanello”, nasce per caso, durante Paratissima 2022, voleva essere un richiamo per il passante che non “vedeva”, andando ad incuriosire il visitatore distratto. Uno zerbino da calpestare, ma anch’esso un’illusione in quanto posato a terra al contrario. Nato per caso e per caso diventato una star, al punto da meritarsi il proprio posto all’interno della serie “Illusioni”. Un’illusione tra le illusioni.

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Libero chi?, 2021, fusione a cera persa (bronzo, vetro, specchio), 28x26x17 cm

Descrizione

La parola libertà è usata da chi è convinto di averla raggiunta ma anche da chi, invece, lotta ancora per ottenerla.
Quando abbiamo la sensazione di essere liberi, dovremmo chiederci se questa sia reale oppure un’illusione. Possiamo veramente agire, amare, esprimerci come desideriamo o ciò che facciamo è condizionato da quello che ci circonda? Siamo certi di non essere intrappolati all’interno della gabbia che ci siamo noi stessi creati?
“Libero chi?”: due pesci nella stessa rete, ognuno dei quali si trova però da un lato diverso. Quale dei due si sente libero credendo l’altro intrappolato? O forse, sono entrambi caduti nella rete ma non riescono a percepirlo? La nostra presunzione ci fa credere di essere sempre nei panni del pesce fortunato e che quelli in trappola siano gli altri: sarà così?

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Catarsi, 2017-2025, tecnica mista (legno, ferro, das, gesso, cartapesta, filo di cotone), 237x107x110 cm

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Il rito di purificazione, o catarsi, nell’antica Grecia rappresentava un processo spirituale e simbolico di trasformazione, volto a liberare l’anima e il corpo dalle contaminazioni fisiche e morali accumulate. La catarsi non era solo un atto pratico, ma anche un profondo gesto rituale e filosofico che sanciva il ritorno all’armonia con il sacro e la natura.
Le impurità, spesso rappresentate simbolicamente da malattie, colpe o disagi interiori, venivano racchiuse in un contenitore oscuro, un simbolo potente delle ombre e delle sofferenze che l’essere umano cerca di superare.
Da questo contenitore, che nell’opera è rappresentata dal basamento, emerge una figura femminile, pura e luminosa, che incarna la speranza, la rinascita e la rigenerazione spirituale.
“Catarsi”, dunque, non è solo un processo di purificazione, ma anche un viaggio di crescita interiore e di scoperta, una transizione dallo stato di caos a quello di ordine, dalle tenebre alla luce.
Questo concetto, così radicato nella cultura greca, continua a risuonare profondamente anche nella nostra società contemporanea, ricordandoci l’importanza di affrontare e trasformare le nostre sfide interiori per ritrovare equilibrio e pace.

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Metamorfosi, 2017, pittura acrilica su tela,92×148 cm

Descrizione

“Metamorfosi” non è solo un ritratto di una donna, ma una riflessione sull’identità, la crescita personale e il potere dell’anima di trasformarsi.
Il quadro si concentra sul volto immobile di una donna, il cui sguardo intenso trasmette vulnerabilità e determinazione.
Il cambiamento risiede nel modo in cui il suo corpo si trasforma, dissolvendosi in un flusso di colori e forme astratte che suggeriscono la separazione della sua essenza, come se una parte della sua anima si stesse staccando per fluttuare nell’aria circostante.
Le pennellate, dinamiche e fluide, creano un senso di movimento rendendo il quadro stesso vivo e in continua evoluzione accentuando l’idea di rinascita e cambiamento.

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Ricordo di un amore, 2022, ready-made (plastica, legno, resina, erba sintetica, cassa sonora), 7x20x15 cm

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Quando ti fidi di qualcuno doni tutta te stessa. Quando immagini un amore perfetto, ti illudi e pensi che anche per te possa esserci un principe azzurro. A volte, però, quel principe che tanto hai sognato non viene a svegliarti con un bacio come nelle favole e quell’idea di amore perfetto svanisce.
“Ricordo di un amore” ti accoglie con una costante e ripetitiva melodia (“I sogni sono desideri” di Maria Cristina Brancucci), come per immergerti dentro il sogno di una bambina che però si interrompe bruscamente quando lo scrigno viene aperto mettendoti di fronte ad una più cruda realtà caratterizzata da un assordante silenzio e due simboli di violenza: la panchina rossa, che rappresenta universalmente la lotta al femminicidio, e un labirinto senza uscita.
Richiudere il coperchio per non vedere e far ripartire la musica è la soluzione? Intanto l’orologio della vita ci ricorda che il tempo passa.

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Autoritratto, 2023, tecnica mista (plexiglass, specchio, oggetti vari), 40x50x20cm

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L’opera «Autoritratto» vuole essere la rappresentazione del modo con cui ognuno di noi vive la propria quotidianità.
I protagonisti della realtà non siamo solo noi ma anche gli oggetti che utilizziamo e che, in base ai nostri gusti e alle nostre necessità, ci caratterizzano.
Ho realizzato un «autoritratto» che si compone di due parti distinte ma inglobate tra loro: una, più superficiale, rappresentata dallo specchio centrale che riflette l’immagine del volto di chi lo guarda, l’altra più concettuale dove gli scarti riportano alla vita vissuta prescindendo dall’aspetto visivo.

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Domina, 2023, tecnica mista (stampa fotografica, cemento, legno, muschio, ferro), dimensione ambientale

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L’opera “Domina” è una riflessione sul «terzo paesaggio». L’aggettivo “terzo” richiama la metafora del paesaggista Gilles Clèment che spiega come la vegetazione abbandonata presente nei “residui dell’organizzazione razionale dell’uomo” sia un’importante riserva di biodiversità e potenziale evolutivo. Ho fatto delle fotografie dove protagoniste sono le “erbacce” e mettendole poi assieme a particolari di strade cementate, creando una scacchiera di texture.
La scelta del gioco della dama risiede nella parola stessa, deriva infatti, dal latino domina che significa “il pezzo sovrano» dando, per estensione, la spiegazione del gioco stesso.

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L’infanzia che non c’è, 2025
Termoformatura, pittura acrilica su carta da giornale (pvc, legno, carta di giornale), 65x40x55 cm

Descrizione

L’opera scultorea “L’infanzia che non c’è” rappresenta un commento sull’infanzia perduta a causa della guerra.
La scultura, concepita come un velo di Maya trasparente (concetto ripreso dalla filosofia Induista), assume la forma di un orsetto di peluche che è uno dei simboli universali di tenerezza e innocenza, tipico dell’infanzia.
Tuttavia, tale trasparenza svela che l’infanzia/orsetto, è di fatto assente, perché colpita dalla brutalità dei conflitti, consentendo di guardare all’interno della scultura dove sono visibili alcune bandiere accartocciate di paesi attualmente coinvolti in guerre che cadono inesorabilmente in un buco nero.
Ogni bandiera, essendo stata “maltrattata” diventa anche simbolo delle speranze infrante e delle promesse non mantenute per i bambini che vivono in tali contesti.
Il contrasto tra la dolcezza della forma dell’orsetto e la durezza della realtà rappresentata dalle bandiere accartocciate invita lo spettatore a riflettere sull’innocenza perduta dei bambini costretti a crescere nelle zone di guerra e sulla necessità di proteggere le generazioni future.

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VITA FLAMMAE, 2025, Tecnica mista (Plexiglass, resina, specchi, foglia oro, smalti acrilici, polistirolo, gesso, lucerne) , 45x350x35 cm

Descrizione

Il progetto “VITA FLAMMAE” è un intreccio di tradizione, natura e simbolismo, che mira a catturare l’essenza della Festa delle Lucerne e il legame profondo tra l’uomo, la terra e il ciclo della vita.
L’elemento centrale dell’opera è una stele, che, con la sua forma labirintica, non è solo un elemento decorativo, ma un richiamo alle strutture lignee che caratterizzano questa festa; al suo interno possiamo trovare due elementi fondamentali: gli specchi, che creano un gioco di riflessi amplificando la luce naturale di giorno e artificiale di notte e due figure poste alla base della stele, una donna e un uomo, che accendono, come da tradizione, la prima lucerna assieme.
La luce e il fuoco sono nell’opera, come in questa festa tradizionale, simboli di unione e comunità e fanno riferimento alla cultura contadina perché segnano il passaggio da un ciclo di raccolta ad uno nuovo.
La Festa delle Lucerne, che trae le sue origini da rituali pagani e propiziatori, ha un legame con la Natura che viene reinterpretata nell’opera come ciclo della vita.
Nella parte inferiore del totem troviamo il Monte Somma, che simboleggia la ricchezza di questa terra da sempre protagonista della regione e i simboli delle quattro stagioni, realizzati con forme geometriche che arricchiscono ulteriormente l’opera; cinque lucerne tradizionali, poste al centro della struttura illuminano di notte gli specchi della stele creando un gioco di riflessi.
Infine, il titolo “VITA FLAMMAE” che significa “Fiamma della vita” riprende il significato della luce e del fuoco creando un filo rosso che unisce l’essere umano, la natura e la dimensione rituale della Festa delle Lucerne.