L’infanzia che non c’è, 2025
Termoformatura, pittura acrilica su carta da giornale (pvc, legno, carta di giornale), 65x40x55 cm
L’opera scultorea “L’infanzia che non c’è” rappresenta un commento sull’infanzia perduta a causa della guerra.
La scultura, concepita come un velo di Maya trasparente (concetto ripreso dalla filosofia Induista), assume la forma di un orsetto di peluche che è uno dei simboli universali di tenerezza e innocenza, tipico dell’infanzia.
Tuttavia, tale trasparenza svela che l’infanzia/orsetto, è di fatto assente, perché colpita dalla brutalità dei conflitti, consentendo di guardare all’interno della scultura dove sono visibili alcune bandiere accartocciate di paesi attualmente coinvolti in guerre che cadono inesorabilmente in un buco nero.
Ogni bandiera, essendo stata “maltrattata” diventa anche simbolo delle speranze infrante e delle promesse non mantenute per i bambini che vivono in tali contesti.
Il contrasto tra la dolcezza della forma dell’orsetto e la durezza della realtà rappresentata dalle bandiere accartocciate invita lo spettatore a riflettere sull’innocenza perduta dei bambini costretti a crescere nelle zone di guerra e sulla necessità di proteggere le generazioni future.
L’opera scultorea “L’infanzia che non c’è” rappresenta un commento sull’infanzia perduta a causa della guerra.
La scultura, concepita come un velo di Maya trasparente (concetto ripreso dalla filosofia Induista), assume la forma di un orsetto di peluche che è uno dei simboli universali di tenerezza e innocenza, tipico dell’infanzia.
Tuttavia, tale trasparenza svela che l’infanzia/orsetto, è di fatto assente, perché colpita dalla brutalità dei conflitti, consentendo di guardare all’interno della scultura dove sono visibili alcune bandiere accartocciate di paesi attualmente coinvolti in guerre che cadono inesorabilmente in un buco nero.
Ogni bandiera, essendo stata “maltrattata” diventa anche simbolo delle speranze infrante e delle promesse non mantenute per i bambini che vivono in tali contesti.
Il contrasto tra la dolcezza della forma dell’orsetto e la durezza della realtà rappresentata dalle bandiere accartocciate invita lo spettatore a riflettere sull’innocenza perduta dei bambini costretti a crescere nelle zone di guerra e sulla necessità di proteggere le generazioni future.